Intervista al consigliere comunale e coordinatore di FdI a Cerveteri sulla situazione dell’Azienda Multiservizi

Cerveteri – Il Consiglio comunale di Cerveteri dello scorso 16 marzo non era dedicato esclusivamente a Multiservizi, l’azienda, che gestisce per conto del Comune di Cerveteri (socio unico) le farmacie comunali, la manutenzione del verde pubblico, la manutenzione dei cimiteri comunali e la manutenzione dell’illuminazione pubblica. È bastato però l’intervento del consigliere Salvatore Orsomando (FdI), con il quale ha chiesto chiarimenti puntuali al sindaco e all’assessore al bilancio riguardanti la società, per sollevare interrogativi su una questione che merita di essere chiarita.
Consigliere Orsomando, le sue parole in Consiglio comunale del 16 marzo destano curiosità sulla situazione di Multiservizi. Vuole aggiungere qualcosa per aiutare a capire meglio?
“Lo faccio volentieri. Perché dagli interventi dell’assessore Alessandro Gazzella e del consigliere Galli non è uscita l’immagine di una società finalmente governata. È uscita, al contrario, la fotografia di una partecipata lasciata troppo a lungo senza una guida vera, trascinata per mesi ed anni in una situazione fragile e oggi raccontata ai cittadini con numeri presi a metà, formule rassicuranti e molta propaganda”.
Li racconti questi numeri.
“Il primo punto è politico, prima ancora che tecnico: la maggioranza oggi parla di “nuova governance”, ma la verità è che Multiservizi una governance vera non l’ha avuta per quasi tre anni. Solo poche settimane fa è stato finalmente nominato un direttore generale. Questo significa che per un periodo lunghissimo la società è rimasta senza una figura apicale essenziale, proprio mentre si accumulavano tensioni finanziarie, problemi di cassa, necessità di programmazione e scelte strategiche delicatissime. Lo stesso Gazzella, in aula, ha ammesso di aver fatto per settimane, forse mesi, “solo l’assessore alla Multiservizi” perché la situazione era complessa. È già tutto lì: se un assessore deve supplire politicamente a un vuoto di struttura, significa che il socio pubblico non ha governato. Ha rincorso”.
Se così fosse sarebbe indubbiamente grave, gli assessori indicano l’indirizzo politico e ne verificano l’attuazione, ma sono le strutture che adempiono all’amministrazione.
“Ed è esattamente questo il punto. La Multiservizi non è stata amministrata con lucidità e rigore. È stata tenuta in piedi alla giornata, con soluzioni tampone, scelte tardive e un assetto di vertice debole, intermittente o del tutto assente. E questo vuoto di guida ha inevitabilmente pesato anche sulle scelte degli amministratori nominati negli ultimi tre anni, troppo spesso assenti o, secondo noi, non all’altezza di imprimere una direzione chiara a una società che gestisce servizi essenziali per la città”.
Dalla sua risposta si intuisce che ci sia dell’altro.
“Ha ragione, infatti, il secondo punto è il mutuo da 650 mila euro. In aula il consigliere Galli ha parlato apertamente di un finanziamento preso “per ristrutturare il debito”. L’assessore Gazzella, invece, ha cercato di legarlo anche alle spese di investimento per la sesta farmacia, salvo poi spiegare che l’operazione è servita a trasformare debito di breve in debito di lungo periodo e a sostituire strumenti più costosi come l’anticipo POS. In sostanza, la maggioranza ha detto due cose insieme: che il mutuo sarebbe stato un investimento e che sarebbe servito a ristrutturare il debito. Ma le due cose non coincidono. E quando una difesa si contraddice da sola, il dato politico è chiarissimo: quel mutuo non racconta un’azienda in salute, racconta un’azienda con il fiato corto, che ha avuto bisogno di spostare in avanti nel tempo un problema di cassa”.
Ci aiuti a capire meglio, indichi qualche numero.
“I numeri parlano da soli. Il mutuo è di 650.000 euro, il rimborso complessivo previsto è di circa 765.900 euro, con un onere finanziario vicino a 115.900 euro. E soprattutto, secondo quanto emerso, la somma risulta già integralmente utilizzata. Altro che serenità gestionale. Qui siamo davanti all’ennesimo segnale di una società che non cresce su basi solide, ma viene sorretta da operazioni finanziarie rese necessarie da un equilibrio sempre più fragile”.
Ha illustrato due punti focali, gliene propongo un terzo: il piano industriale che sembra non esistere.
“Anche sul cosiddetto “piano industriale” la maggioranza si è incartata. Gazzella ha dovuto correggere sé stesso, ammettendo che probabilmente il termine “piano industriale” era sbagliato e parlando invece di “una sorta di budget economico-finanziario” trasmesso al controllo analogo. Bene: il problema è che l’opposizione ha presentato plurime richieste di accesso agli atti e quel documento, che in base al racconto fatto in aula avrebbe dovuto emergere, non è mai stato prodotto. Quindi le possibilità sono due, e sono entrambe gravi: o quel documento non esiste nei termini in cui è stato raccontato, oppure esiste ma non è stato trasmesso e reso conoscibile come avrebbe dovuto. In un caso sarebbe propaganda. Nell’altro sarebbe opacità. In entrambi i casi, un problema enorme”.
Sui conti, però, l’assessore Gazzella ha provato ad assicurare.
“La narrazione rassicurante sui conti non regge. In aula si è parlato di 553 mila euro di disponibilità bancaria, di circa 400 mila euro di crediti, di 604 mila euro di impegni e oneri, di assenza di particolari motivi di preoccupazione. Ma usare questi numeri in modo isolato, come se bastassero da soli a rassicurare tutti, è un trucco vecchio. Perché dietro quei numeri restano i fatti: un mutuo acceso per 650 mila euro, una situazione che gli stessi esponenti di maggioranza descrivono come bisognosa di “ristrutturazione del debito”, una società che negli ultimi anni ha vissuto tensioni finanziarie evidenti e un socio pubblico che è intervenuto tardi e male. Non siamo davanti a un’azienda “meravigliosa”, come ha detto il consigliere Galli. Siamo davanti a una partecipata che continua a stare in equilibrio precario, mentre chi governa il Comune prova a vendere ai cittadini una cartolina rassicurante”.
Ci sta raccontando una situazione inquietante.
“Non è tutto, c’è un altro aspetto che forse è il più grave: la frase di Galli sui servizi in perdita. Quando sostiene che adeguare i corrispettivi dei servizi affidati dal Comune “farebbe un favore alla Multiservizi e un danno al Comune”, in realtà dice una cosa pesantissima. Sta ammettendo che il Comune tiene bassi i corrispettivi e scarica il peso dell’equilibrio economico sulla partecipata. Ma questo non è un modello virtuoso. È un modello distorto. La disciplina delle partecipate e dei servizi pubblici locali pretende il contrario: trasparenza, contratti di servizio sostenibili, equilibrio economico-finanziario, compensazioni chiare, convenienza complessiva per la collettività. Non si può tenere artificialmente in sofferenza una società pubblica per far apparire meno pesante il costo sul bilancio comunale. Questo non è rigore. È un gioco delle tre carte”.
Da quello che ci sta dicendo l’Amministrazione ne esce male dal punto di vista prettamente amministrativo ma anche da quello politico.
“Certamente, il punto politico è decisivo. In aula ho invitato amministrazione e maggioranza a partecipare a un incontro pubblico su Multiservizi, in presenza di soggetti tecnicamente competenti. È un passaggio importante. Vedremo se questo invito sarà raccolto. Perché se davvero la situazione è quella rassicurante raccontata il 16 marzo, allora non dovrebbe esserci alcun problema a discuterne pubblicamente, dati e documenti alla mano. Se invece quell’invito verrà ignorato, sarà solo l’ennesima conferma di ciò che denunciamo da anni: sulla Multiservizi si preferisce parlare molto, ma chiarire poco. La verità, ormai, è semplice. La maggioranza non ha governato Multiservizi. L’ha lasciata senza guida per troppo tempo, l’ha affidata a soluzioni deboli, l’ha accompagnata in una gestione confusa e oggi tenta di coprire tutto con un racconto autoassolutorio. Ma i numeri, le omissioni e le stesse parole pronunciate in aula dicono il contrario”.