Riceviamo e pubblichiamo

Santa Marinella – Oggi, sull’albo pretorio comunale di Santa Marinella, è comparsa una di quelle carte che non fanno rumore quando vengono pubblicate, ma che raccontano molto più di mille conferenze stampa: l’ordinanza di rimozione dall’incarico dell’architetto Ermanno Mencarelli.
Una firma, qualche riga di burocrazia, e si chiude — almeno formalmente — una vicenda che definire “controversa” sarebbe un eufemismo gentile. Più correttamente, si tratta dell’ennesimo capitolo di una gestione amministrativa che ha dimostrato un rapporto con le regole simile a quello che certi automobilisti hanno con i semafori: opzionale, quando non fastidioso.
Il protagonista politico della storia, l’ex Sindaco Pietro Tidei, aveva difeso quell’incarico con una tenacia degna di cause migliori. Una difesa a oltranza, costruita su ogni appiglio giuridico disponibile, come se il problema fosse trovare la norma giusta, non rispettarla. E invece no. Perché prima è arrivata la demolizione — rigorosamente “legale” — del primo decreto sindacale da parte del prefetto Giannini e degli uffici della funzione pubblica. Poi, come nei sequel che nessuno chiedeva ma che arrivano lo stesso, è stato spazzato via anche il secondo atto, quello che aveva consentito a Mencarelli di occupare il ruolo strategico di responsabile dei lavori pubblici e, soprattutto, di gestire i progetti PNRR del Comune di Santa Marinella. Due atti, due bocciature. Non un inciampo, ma una linea.
Nel frattempo, mentre la realtà giuridica faceva il suo corso, la narrazione politica continuava a viaggiare su un binario parallelo. Con il candidato sindaco Minghella pronto a sostenere, più o meno esplicitamente, una scelta che oggi viene archiviata dagli atti ufficiali come illegittima.
Ma la storia non finisce qui. Perché a rendere il quadro ancora più… interessante, c’è quel video pubblicato dal quotidiano La Verità — ancora online, per chi avesse voglia di farsi un’idea — in cui compaiono gli stessi protagonisti. Un dialogo. Alcune frasi. Quelle che, di solito, si pronunciano pensando che resteranno tra pochi. Tipo: “speriamo che nessuno lo venga a sapere mai”, riferito a un’IVA non riscossa. Oppure il dettaglio, non proprio marginale, di tre anni di lavoro con un soggetto che, guarda caso, avrebbe dovuto partecipare a un bando. Coincidenze? Sviste? Suggestioni?
Difficile dirlo. Più facile notare che, mentre la politica difendeva, gli organi terzi smontavano. Mentre si insisteva, altri certificavano il contrario. Mentre si parlava di legittimità, gli atti ufficiali raccontavano una storia diversa.
E alla fine, come spesso accade, non è stata la polemica a chiudere la partita. Ma una firma. Silenziosa, burocratica, definitiva. Il resto — le spiegazioni, le giustificazioni, le eventuali responsabilità — rimane lì, sospeso tra ciò che è stato detto, ciò che è stato fatto e ciò che, forse, qualcuno sperava si non venisse mai a sapere.
L’articolo è obbiettivo ed equilibrato, fa bene alla voglia di libertà e rispetto delle regole .È bello che il senso del rispetto dei diritti venga difeso ed esternato, ci da la forza di combattere per i valori democratici.