Mer. Set 2nd, 2026

Omicidio Pasolini, a Cerveteri il cold case

Chiha ucciso veramente lo scrittore? Alla Sala Ruspoli, il libro della criminologa che ha fatto riaprire le indagini

Simona Ruffini a sx nella foto

All’Idroscalo di Ostia, nelle prime ore del mattino del 2 novembre del 1975, viene ritrovato il cadavere di un uomo adulto, sfigurato dalle botte. Lo riconoscerà l’amico Ninetto Davoli: è Pier Paolo Pasolini, uno dei maggiori intellettuali del Novecento. Poeta, scrittore, cineasta, attore, drammaturgo, Pasolini rappresentava una voce libera del pensiero, in un’Italia stretta tra la rinascita economica e l’oscurantismo: non c’erano ancora, infatti, le leggi sul divorzio e sull’aborto, la censura sulle pubblicazioni era una pratica comune, l’omosessualità era di fatto un reato (nel corso della sua vita, Pasolini subì ben 33 processi giudiziari, molti dei quali con capi di imputazione come ‘oscenità’ e ‘pornografia’). Ma chi ha ucciso Pasolini? La magistratura dell’epoca, dopo indagini frettolose e superficiali (non c’era ancora il test del DNA), condannò Pino Pelosi, un diciassettenne dal fisico minuto, che si era autoaccusato. Pelosi era già noto alle forze dell’ordine come ladro di auto e ‘ragazzo di vita’, collocando di fatto il delitto nell’ambito del mondo della prostituzione omosessuale. Una tesi che, a distanza di quasi 50 anni da quella notte all’Idroscalo, risulta palesemente falsa, per i molti elementi che allora furono trascurati o insabbiati. A far riaprire nel 2009 le indagini su questo vero e proprio cold case, è stata la giovane criminologa Simona Ruffini che, insieme all’avvocato Stefano Maccioni, ha presentato un’istanza alla Procura di Roma, accendendo un faro di nuova luce sull’omicidio di Pasolini. Faro che ancora non si è spento, poiché, ad oggi, le indagini non sono state ancora chiuse, anche se hanno portato alla luce nuovi e decisivi elementi.

La criminologa ha raccolto la storia dell’inchiesta che ha riscritto una delle pagine più buie della nostra cronaca nera, in un libro dal titolo ‘Caro Pier Paolo -Ti racconto il tuo omicidio’ (Aurora Boreale ed., 144 pagg., 15 euro), presentato dall’autrice a Cerveteri nella Sala Ruspoli. “Sono andata a rileggere la stampa dell’epoca – ha detto Ruffini introducendo il libro – e, mentre la maggior parte dei giornali riduceva l’assassinio a una squallida storia tra omosessuali, un’inchiesta di Oriana Fallaci e Mauro Volterra sull’Europeo, evidenziava i molti elementi che non quadravano con la tesi della magistratura. Intanto: Pino Pelosi all’epoca era un ragazzo esile, mentre Pasolini era un uomo robusto, che faceva molto sport. Come ha fatto Pelosi ad avere da solo la meglio su Pasolini, colpendolo, per di più, come lui stesso ha confessato con una tavola marcia?”. 

Ruffini ha potuto riesaminare i reperti conservati al museo criminologico di Roma, scoprendo fatti e prove che non sono stati presi in considerazione: nessun indumento di Pelosi presenta tracce di sangue di Pasolini, sulla scena del crimine c’era il DNA di almeno 5 persone, e sempre sulla stessa zona è stato reperito un plantare appartenente con certezza a un noto esponente della malavita romana. Ruffini narra sotto forma di un diario epistolare indirizzato a Pasolini, una storia di una passione, quella per la verità, che l’ha portata ad incontrare nuovi testimoni, a passare giornate nei laboratori del RIS di Roma ad analizzare i reperti, a leggere verbali e depositare istanze, E la storia, come si è detto, non è finita: nell’ultimo suo libro ‘Petrolio’, rimasto incompiuto, Pasolini stava indagando sulla morte di Mattei e sull’Eni. Una pista ancora tutta da scoprire.

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