La capogruppo Ferretti: “Dobbiamo quindi evitare che veti incrociati di varia natura e logiche antiche di opportunismi particolari tengano in ostaggio la nostra amministrazione”

Cerveteri – “Nel ribadire la nostra fiducia alla sindaca, dunque, le chiediamo di aprire una verifica di maggioranza in merito alla possibilità di attuare quegli obiettivi che ci siamo dati”.
È questo il passaggio più importante dell’inutile seduta del Consiglio comunale avvenuta ieri sera, dedicata alla mozione di sfiducia presentata dall’opposizione contro la sindaca Gubetti, conclusa con la sua scontata bocciatura.
A pronunciare quelle parole, nell’assoluta indifferenza dell’Aula, è stata la capogruppo del Pd Linda Ferretti. Parole pesanti, eppure, nessuno ha fatto un plissé. Zero. E questo, malgrado la richiesta di una verifica di maggioranza sia un atto politico importante, carico di significati. Stessa indifferenza palesata quando un momento prima la capogruppo dem ha detto “Dobbiamo quindi evitare che veti incrociati di varia natura e logiche antiche di opportunismi particolari tengano in ostaggio la nostra amministrazione”.
“Opportunismi particolari”, “ostaggio”, parole gravi che nelle intenzioni avrebbero dovuto suonare come monito, un caveat alla esigua maggioranza rimasta a sostenere la sindaca. Invece, tra brusii e apatia diffusa, nessuno ha dato peso a parole che invece dovrebbero averlo e come.
Tradotto, se prese sul serio, quelle frasi dovrebbero intendersi come dire siamo stufi di questa situazione, per ora la fiducia c’è ma se non cambiano le cose diremo basta, sediamoci a un tavolo e verifichiamo se ci può essere un cambio di rotta, altrimenti staccheremo la spina.
Ora, che nessuno abbia colto il significato o quanto meno il peso di quelle parole, mortifica il Pd – unico partito presente in Consiglio comunale e rappresentato nelle istituzioni nazionali e in Europa – e chi le ha pronunciate. Ha ragione Fabrizio Caramagna quando dice che “La cosa peggiore che può capitare a un politico è che nemmeno la sua ombra lo segua”.
Eppure, in mezzo al diluvio di chi presentava Cerveteri come una enorme banlieue e chi come la Città Ideale del famoso dipinto, il discorso politicamente più rilevante lo ha pronunciato il dem Giuseppe Zito. Poche ma chiare parole che lasciano aperte le porte ai transfughi che hanno abbandonato la maggioranza. “Quando si riduce la maggioranza, gli spazi della democrazia si riducono – ha detto Zito – penso che questa maggioranza abbia bisogno di voi per compiere il percorso democratico. Non dobbiamo ragionare sul terreno dello scontro, ce lo chiede la città”. Tralascio il resto, il succo è qui: per il bene di tutti, ripensateci e tornate indietro.
Vedremo se l’invito di Zito e il monito della capogruppo dem avranno seguito, nel frattempo Gubetti incassa la fiducia ed evita l’ennesimo siluro della sua agitata esperienza da sindaca.
E adesso la cronaca, noiosissima, sia detto chiaro. Il dibattito in Aula si era aperto con l’intervento di Federico Salamone, primo firmatario della mozione. “Le nostre sono decisioni prese non a cuor leggero, abbiamo fatto tutti i passi indietro che ci ha chiesto di fare – ha detto l’esponente di Città Futura-Anno Zero – avevamo un accordo preciso con chiare regole d’ingaggio ma questo patto e venuto meno e con esso la parola data, è mancato il rispetto”. E poi le altre cause del dissenso: “Sono stati presentati progetti non previsti dagli accordi. Cerveteri non merita un altro anno e mezzo di instabilità, nulla contro Gubetti persona, ma la maggioranza di cui era capitano è naufragata, non c’è più una maggioranza stabile, è totalmente esaurita e ha fatto il suo corso”. E non è mancato un affondo all’ex alleato Geronzi: “Rispetto la scelta di Geronzi, ma ha scelto di non avere coraggio. I consiglieri maggioranza non hanno la libertà di esprimere liberamente il loro pensiero”, per poi concludere che “Chi non vota la mozione tradisce il mandato di rappresentanza conferito dai cittadini, c’è bisogno di libertà e coerenza”.
Dopo Salamone ha preso la parola Lamberto Ramazzotti che ha pronunciato un breve discorso soft tra una citazione di Kennedy e la constatazione che “Gubetti è persona per bene ma da sola non può cambiare la situazione, reggere come ha retto lei, io non ce l’avrei fatta”.
Più incisiva e battagliera Laura Mundula, che è andata subito al sodo ribadendo che ha creduto nella sindaca e l’ha sostenuta a spada tratta ma “lo stallo del nostro Comune mi conferma la bontà delle mie decisioni. Riconosco la sua capacità di lavoro – ha detto Mundula – però non ha saputo valorizzare la squadra, non sono stati ascoltati i nostri appelli a decisioni partecipate e condivise”. Quindi le accuse: “Siamo stati una spina nel fianco, chi poneva domande è stato isolato. Il Palazzetto dello sport è stata una cattiva programmazione, così come la piscina comunale, il pallone geodetico di Valcanneto, la palestra de I Terzi, la pista di atletica addirittura scomparsa dal piano triennale opere pubbliche. Il Palaetruria – ha concluso la consigliera – ci è stato calato dall’alto, non sappiamo neanche cosa prevede effettivamente il progetto, mentre il prossimo piano lottizzazione prevede un Palazzetto sport: un’incongruenza”.
A rincarare la dose ha pensato Luca Piergentili. “Questa città non va, non c’è un minimo di programmazione, solo slogan e annunci – ha detto l’esponente di FdI – quarantamila abitanti e non abbiamo una zona artigianale, la minoranza non è stata mai coinvolta nelle decisioni da prendere”. Poi il consigliere ricorda quando la sindaca lo andò a trovare la sindaca per chiedergli di entrare in maggioranza “le risposi che ho dignità e la invitai a dimettersi – ha ricordato Piergentili – la sindaca ha le spalle larghe, ha sopportato tutto anche gli insulti, adesso dica basta. Cerveteri è in completo stato di abbandono anche se la sindaca va in giro a tagliare i nastri, è un sindaco che non decide. In realtà – ha concluso il consigliere di FdI – questa squadra non ha mai funzionato”.
Secondo Gianluca Paolacci, invece, “la mozione non nasce da questione personale è soltanto politica, la città e ferma sotto ogni aspetto, ognuno di noi deve specchiarsi con la propria coscienza. Questa mozione è stata firmata per coscienza, non per ordine di scuderia. Stiamo votando qualcosa che dia dignità alla nostra città”.
Appassionato l’intervento del capogruppo di FdI, Luigino Bucchi, che ha battuto ancora sul dramma che stanno vivendo i cittadini de I Terzi, senza acqua da più di cinque mesi. “A I Terzi manca l’acqua da 150 giorni, le strade rurali sono dissestate e ridotte a mulattiere. I lavori pubblici vengono rinviati di anno in anno, si guarda solo a Campo di Mare e Valcanneto, il resto delle frazioni zero. Girate il territorio e rendetevi conto di persona del dramma delle situazioni”.
Emanuele Vecchiotti, dal canto suo, si è tenuto largo e ha detto che “oggi si respira un’aria diversa” per poi elencare alcuni punti cardine che per lui rappresentano il fallimento di questa amministrazione, ovvero “il turismo balneare di Campo di Mare, località che oggi è ridotta a un parcheggio gratuito per camper, è piena di macerie e detriti. La Necropoli poi, il programma è stato rispettato? Se non abbiamo un flusso turistico non è colpa dell’Italia ma dell’amministrazione. Le infrastrutture sono inesistenti, la zona artigianale rimane un miraggio. Sulla questione cimitero, diciamo chiaro che, se non siamo in grado di farlo dobbiamo toglierlo dal Piano delle Opere Pubbliche. Voi – ha accusato Vecchiotti – verrete ricordati come l’amministratore più piatta e inconcludente di Cerveteri, il Pd dovrebbe avere il coraggio di chiudere questa esperienza”.
Sulla stessa riga Salvatore Orsomando, secondo il quale non si è riusciti ad ottenere nulla di buono oltre due crisi. “Non siete stati in grado di gestire neanche un bagno pubblico – ha detto l’esponente di FdI – quello che è accaduto negli ultimi 15 anni per i cimiteri è vergognoso. In venti anni di centrosinistra non siete stati capaci di mettere una pietra per la zona artigianale. In Multiservizi manca in direttore generale, un amministratore, non funziona nulla”.
Per la maggioranza, Nucci ha detto che fosse stato per lui non sarebbe neanche venuto in Consiglio perché “parlare male di quello che ci circonda è facile, invece – secondo Nucci – non è vero che va tutto bene ma non è neanche vero quello che si racconta”. Nucci si è detto in disaccordo con i tre consiglieri usciti dalla maggioranza, ma ha anche sottolineato che undici firme non produrranno effetti. Poi, il consigliere non si è negato un affondo verso gli ex alleati: “credo nella buonafede di Lasorella e Salamone, si sono impegnati ma poi si sono arresi. Ci avete provato e non ci siete riusciti, non avete proposto un’alternativa: dimettetevi”.
Ci va giù dura Anna Mastrandrea: “Salomone e Lasorella sono venuti meno agli impegni, la mozione di sfiducia è un atto predestinato di persone insoddisfatte”.
Alla fine, è arrivato l’intervento della sindaca Gubetti alla quale è stata imposta l’osservanza maniacale del tempo assegnato – uguale ai proponenti la mozione – per rispondere a tutti i rilievi posti dall’opposizione. Tant’è che al richiamo pervicace del presidente Travaglia a concludere, ha sbottato ricordando che si trattava della mozione di sfiducia contro di lei e che avrebbe avuto bisogno di qualche minuto in più. Purtroppo, non sempre buonsenso e intelligenza si accompagnano e si fatica a capire che l’applicazione ostinata di Regolamento e accordi denota una miopia anziché portare giovamento. Così come gridare con quanto fiato in corpo per rispondere a osservazioni e richieste dei consiglieri, anziché un plauso alla stretta osservanza delle regole, genera fastidio. Accade con chi è convinto che urlare dia più autorevolezza alle parole senza pensare che l’effetto è l’esatto contrario: chi urla non ha ragione, ha solo un problema nell’esprimersi nelle relazioni interpersonali. Figuriamoci chi riveste cariche istituzionali di garanzia.
Detto questo, riassumendo in pillole il discorso di Gubetti, va rilevato il passaggio con il quale si è riferita a chi ha lasciato la sua maggioranza e ne chiede le dimissioni.
“Le persone su cui ho investito e sostenuto – ha scandito – sono le stesse persone che vorrebbero portare Cerveteri al baratro. Perché? Perché faremo il Pala Etruria? Perché faremo il lungomare? Abbiamo aumentato la trasparenza, sono questi i problemi? La mancata trasparenza è la vostra nei miei confronti – ha accusato la sindaca – come è possibile, con un assessore e un capo gabinetto, dire che non sapevate le cose? La difficoltà dialettica si supera, ma un commissario prefettizio significherebbe rallentare tutto, avere solo ordinaria amministrazione. Abbiamo ottenuto otto milioni di finanziamenti soltanto negli ultimi mesi, chi tradisce la città non siamo noi. Ci vuole tempo? Risorse? Sì”. Poi ha elencato altri meriti, come i tre milioni ottenuti per un Palazzetto dello sport ed altri ancora, quindi i due asili nido avviati.
“Metto sempre la mia passione e la mia coscienza – ha aggiunto Gubetti – gli elettori hanno creduto in me nel portare avanti il mio programma, vorrei chiedere ad Anno Zero cosa è cambiato, i valori non sono più i vostri? Pensate sia giusto tradire il patto con gli elettori? Ogni decisione presa oggi ricadrà sulle spalle dei nostri figli”, ha concluso ben sapendo che non ci sarebbe stata nessuna decisione del genere, ma un po’ di retorica ci sta.
Breve la replica di Salamone che ha ricordato come “gli impegni elettorali non devono precludere la libertà delle idee, posto che non c’è vincolo di mandato. Il Pd ci chiede di rientrare in maggioranza Governo Civico di dimetterci, c’è una contraddizione. La nostra decisione è coraggiosa, se lei sindaca guarda chi le siede vicino, vedrà le persone a cui lei ha addebitato ricatto politico”.
Quindi la votazione finale dall’esito scontatissimo e la mozione respinta. Chi ha vinto, chi ha perso? Sicuramente non ha perso la sindaca che probabilmente ha letto qualcosa di Harry Truman: Un vecchio trucco politico: “Se non riesci a convincerli, confondili”.