Dom. Ott 25th, 2026

Angeloni (ex OA): “L’ora dei silenzi è finita (e anche quella di fare finta)”

Riceviamo e pubblichiamo

Civitavecchia – “Stando alla ottima  trasmissione Presa Diretta su RaiTre, Civitavecchia sta per svegliarsi con le turbine più alte d’Italia piantate a trenta chilometri dalla costa — trecentoventi metri, una volta e mezzo la ciminiera di Torrevaldaliga — e nessuno, in questa città, ricorda di averne discusso. Il parco eolico offshore è arrivato come le mareggiate: da lontano, in silenzio, annunciato solo nei convegni.

La storia amministrativa è lineare. Nel 2021 il ministero invita le manifestazioni d’interesse: si presenta una cordata di colossi — Copenhagen Infrastructure Partners, Eni Plenitude, Cassa Depositi e Prestiti — sotto il nome di Tyrrhenian Wind Energy. Ventotto turbine galleggianti, 504 megawatt, l’energia di mezzo milione di famiglie. La Regione Lazio ci costruisce attorno il primo Distretto delle Energie Rinnovabili, con cifre che crescono a ogni conferenza stampa. Il ministero firma. I comuni osservano. Nessuno chiede alla città che cosa ne pensi.

Perché proprio Civitavecchia? Non per il vento, che tira uguale su tutto il Tirreno. Per la vecchia centrale a carbone, chiusa senza riconversione ma con la connessione elettrica più preziosa della penisola: le centrali muoiono, le porte della rete restano, chi possiede la porta fa le regole.

A cominciare dal mega biodigestore, di cui tanto si parla e che riguarda sei comuni: serve uno studio sui suoi reali effetti — in quali zone arriveranno gli odori, con quale frequenza, prima e dopo l’attivazione — misurati con sensori, non con i comunicati. Solo così si trasforma una promessa ambientale in conoscenza condivisa. L’eolico offshore potrebbe essere la scelta giusta per questo territorio: lavoro, ambiente, sviluppo. O potrebbe non esserlo. Il punto è che nessuno lo sa. E chi dovrebbe misurarlo tace.

L’Osservatorio Ambientale — l’ente nato perché il territorio si difendesse con la conoscenza — ha nove milioni di euro in cassa, il bilancio ordinario a zero da quando il contributo Enel è svanito con il carbone, e i progetti realizzati si contano sulle dita. L’originario  registro dei tumori, divenuto un interessantissimo osservatorio dell’andamento di decine di patologie tumori compresi destinato ai medici, è pronto da un anno: mai presentato ala città.

Lo studio indipendente sull’inquinamento reale della centrale, 70 mila euro su sei annualità: sepolto. Una sentinella trasformata in zeppa burocratica, mentre il modello socioeconomico della città cambia.

Enel sovvenzionava l’Osservatorio perché inquinava; ora che il carbone è finito si parla perfino di ridurre le centraline e i costi, e i colpevoli dell’aria diventano il traffico e il porto. Eppure proprio il porto è il nuovo grande inquinatore: perché non chiedere — anzi pretendere — dall’Autorità di Sistema Portuale e dagli altri insediamenti industriali ciò che Enel pagava? Chi inquina paghi almeno la conoscenza.

Occorre passare dall’osservare il dato ambientale a studiare la Sostenibilità dei progetti: il ciclo dei rifiuti, il rumore subacqueo, le rotte dei cetacei, la biologia marina. Servono pubblicazioni scientifiche controllate da un comitato tecnico, che portino risultati certi senza prestare i fianchi alle strumentalizzazioni — quelle politiche sono sempre in agguato.

Intanto la politica locale riempie la bocca di “occupazione”: ogni posto di lavoro promesso vale un voto, ogni job promise una polpetta avvelenata servita agli elettori a vantaggio di pochi. Il sindaco Piendibene, l’assessore Giannini, non hanno finora mostrato di sapere che cosa sia la sostenibilità: a sentirli, è una parola, non un metodo.

L’Osservatorio va cambiato di pelle: da consorzio addormentato ad agenzia della sostenibilità che valuti vigili sul reale valore delle iniziative, in termini di ambiente, sviluppo economico e benefici reali per le comunità che sopportano tutti i sacrifici. Nove milioni fermi, una città che si trasforma, e chi doveva osservare i processi non li ha nemmeno previsti. Figuriamoci governarli. L’ora dei silenzi è finita. O no?”.

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