Lun. Ott 12th, 2026

Cerveteri, Lops (Pd): per sviluppo puntare su zona industriale

“Occorre attrarre insediamenti produttivi, anche avviando in sinergia coi Comuni limitrofi, impianti di riqualificazione dei rifiuti’

Cerveteri – Attrarre insediamenti produttivi nella zona artigianale di Cerveteri, creando nuova occupazione e valore per la Città. Come? Puntando innanzitutto alle industrie di qualificazione del materiale proveniente dalla raccolta differenziata dei rifiuti, iniziativa da condurre in sinergia con i comuni limitrofi che, come Cerveteri, sono sprovvisti di impianti di lavorazione e riciclaggio e sono, quindi, costretti a portare i loro rifiuti altrove, con alti costi per le Amministrazioni e i cittadini.

È una delle proposte che lancia, in questa intervista alla Voce dell’Etruria, Ercole Lops, imprenditore agricolo di Cerveteri e professionista (è iscritto all’Albo dei Periti Agrari), nonché profondo conoscitore del territorio della Maremma laziale. Convintamente uomo di sinistra da oltre 50 anni, Lops ha ricoperto anche incarichi politici e amministrativi, sempre come esponente del Pci, Pds, Ds prima e PD dopo. Con lui parliamo della situazione di Cerveteri partendo da una fotografia dello status quo.

“Il territorio di Cerveteri – spiega Lops – ha perso la capacità autonoma di produrre ricchezza. Rimane il valore dell’agricoltura, ma – soprattutto a Cerveteri – questo non compensa la mancata capacità di attrarre insediamenti produttivi. Manca una zona industriale – rimarca Lops – che, invece, esiste a Tolfa, Santa Marinella, Manziana, Ladispoli, Fiumicino. Eppure, la nostra area dedicata alla zona industriale sarebbe in una posizione strategica, a ridosso dello svincolo autostradale”. Purtroppo, annota Lops “la scarsa attenzione nel corso degli anni all’attrazione di imprese ha fatto sì che Cerveteri stesse diventando sempre più quartiere ‘dormitorio’ alle porte di Roma. Certo qui si vive bene, molto meglio che a via Trionfale per dire, ma bisogna anche pensare a uno sviluppo economico e sociale”.  

Molti indicano nel turismo l’asso su cui puntare, ma Lops non ne è del tutto convinto. “E’ un dato di fatto che nel Lazio il turismo è ‘Romacentrico’, cosa che presenta aspetti sia positivi che negativi. Il parco archeologico di Cerveteri, tanto per citare una delle principali risorse culturali e turistiche della zona, è stato istituito tardivamente rispetto a Sutri, che ha invece utilizzato immediatamente la legge regionale. Adesso c’è un parco unitario etrusco, ma il polo di attrazione turistica va costruito piano piano. Né possiamo pensare che, per come sono strutturate ora le crociere, i passeggeri che sbarcano da Civitavecchia e hanno solo poche ore per visitare Roma, si possano fermare a Cerveteri. C’è però la possibilità di avere un albergo strutturato vicino alla stazione di Marina di Cerveteri, che potrebbe essere un’ottima struttura di servizio per chi ha come destinazione Roma”.

La forza della Capitale rimarca l’esperto, “ha condizionato anche il mondo agricolo. “Qui non si è sviluppato il mondo cooperativo – prosegue – perché c’era il grande mercato romano che assorbiva le produzioni dove i piccoli produttori portavano autonomamente le merci. Poi c’è stata un’ondata di nascite di agriturismo e di Bed&Breakfast, ma non si tratta di un’economia forte. Per lo più, è una forma di integrazione al reddito della famiglia, anche se spesso importante”.

Insomma, il vecchio modello economico e sociale rischia di non essere più sufficiente per il tessuto sociale di Cerveteri, che, negli ultimi anni e con l’accelerazione dell’esodo dalle città data dalla pandemia, sta cambiando: più popolazione giovane, più immigrati, più anziani. Si creano nuovi bisogni sociali e cosa fa la politica? “È vero – conferma Lops -, da una parte ci sono le nuove famiglie che vengono a risiedere a Cerenova, a Valcanneto, nel territorio comunale e che qui godono di una qualità dell’aria e dell’ambiente di altra qualità rispetto a Roma. In proposito, questa Amministrazione ha fatto molto nei servizi culturali e nel costruire comunità e bisogna stare attenti a non perdere questi valori. Dall’altra, però, c’è stata poca attenzione (o almeno per ora non si è palesata) verso le fasce più deboli e, per questo, io credo che si debba costruire un forte movimento di solidarietà dentro Cerveteri, e non solo, ma anche nel territorio da Ladispoli a Civitavecchia”.

Lops dettaglia: “Occorre un movimento di solidarietà popolare per le fasce critiche, che non hanno più orizzonti e prospettive e rischiano di vivere qui come in una ‘borgata di Roma’. Ossia a crescita zero, in un posto in cui i giovani non si evolvono, ma invecchiano senza crescere, senza avere, cioè, la possibilità di strutturarsi con una casa, una famiglia, un posto di lavoro. Quindi, occorre una visione di solidarietà popolare, che non può essere solo la riunione dei rioni di quartiere, ma deve essere qualcosa di più, costruito sulla base di un patto sociale che interessi tutte le forze politiche, chi sta al governo e chi sta all’opposizione perché la Città non è divisa in due, il popolo è uno”.

“La zona industriale che ora non c’è, può essere invece il trait d’union tra operai diffusi, artigiani, piccoli imprenditori, e può contribuire a ricostruire l’unità popolare con un movimento solidaristico, attraendo nuove forze, nuove piccole imprese e nuova occupazione”. E ci sono punti su cui fare leva, spiega Lops, come l’industria ambientale e dei rifiuti. “A Cerveteri – ricorda – siamo passati dalla raccolta indifferenziata senza tecnologia e con discarica, alla raccolta porta a porta, molto costosa per Comune e famiglie, perché porta fuori i rifiuti. La zona artigianale di Cerveteri potrebbe essere messa a servizio di industrie di qualificazione dei prodotti della raccolta differenziata, alleggerendo gli oneri ai cittadini e senza spendere soldi in trasporti, gomme e inquinamento. Ma per fare questo – avverte – ci vuole un’iniziativa di solidarietà popolare e di collaborazione tra comuni.  Tra Ladispoli, Cerveteri e Santa Marinella ci sono più di 100.000 abitanti e ci sono i requisiti per fare un’economia di scala”.

Da uomo convintamente di sinistra dice: “Purtroppo anche in Italia inizia lentamente, ma sistematicamente una regressione della democrazia. Sempre meno gente va a votare e se, nel secolo passato, nasce la Repubblica con l’idea di una democrazia progressiva, questo è il secolo della regressione della democrazia, l’opposto. Preoccupa certo la separazione delle carriere dei magistrati e altri interventi sugli ordinamenti istituzionali, ma preoccupa moltissimo anche l’assopimento popolare”. E lancia una proposta: “Ad esempio, a Cerveteri non c’è l’assessore ai servizi sociali e allora diamo l’assessorato alla Caritas. Non per strumentalizzare politicamente il mondo cattolico che ha la sua autonomia, ma perché conosce la realtà ed è la prima forza civica popolare. Dobbiamo dare un segnale alto con punti di svolta perché si è esaurita la spinta del civismo. Il Pd non è in crisi – afferma Lops – è in crisi il civismo e la crisi amministrativa appena passata del Comune di Cerveteri lo ha dimostrato: il Pd ha svolto il giusto ruolo che gli spettava con senso di responsabilità, di fronte a un civismo poco responsabile. È il momento di ricostruire con forza il ruolo dei partiti strutturati, con delle forme democratiche interne”.

Per contrastare l’avanzare della destra anche a Cerveteri il Pd deve fare “una rivoluzione copernicana, deve uscire dalle sue stanze e riportarsi nella piazza. Con cose semplici – sostiene Lops – proprio perché la politica nelle stanze è complicata, ma quella fatta per le persone è semplice, pratica, quindi bisogna rovesciare l’ottica. C’è la voglia di esserci e ora serve un partito politico che vada oltre e si rilanci sul territorio. Un appello che forte di 50 anni di tesseramento, mi sento di potere e dovere fare. Perché, se il governo della città è sintesi di interessi particolari, il ruolo del partito politico è quello di conciliare la sintesi con gli interessi generali della città”

Una soluzione, ad esempio, ipotizza Lops “è scegliere il candidato sindaco con le primarie e non all’interno delle stanze chiuse”. “Avere inventato le primarie è un punto di forza importante del Pd e alla prossima tornata elettorale, il sindaco di coalizione sia scelto da primarie di coalizione. Nello stesso modo, dobbiamo anche scegliere il segretario perché c’è bisogno di una rifondazione democratica e di un Pd ancora più forte”, conclude.

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