Mer. Set 2nd, 2026

Finito (forse) dopo circa nove mesi un confronto sfociato in sceneggiata  

Cerveteri – “Sono il più grande. Non solo li metto KO, ma scelgo anche il round”. Lo disse tanti anni fa Muhammad Ali, potrebbe ripeterlo oggi Alessio Pascucci a suggello della chiusura (forse) della crisi politica a Cerveteri che, per durata, ha polverizzato persino il record della transizione tra il governo Monti e il governo Letta durata 128 giorni. Nulla in confronto ai più di nove mesi che hanno marcato la rottura del rapporto di fiducia nella coalizione che sostiene la sindaca Elena Gubetti.

A conclusione dei giochi, riassumendo in pillole le deleghe, Governo Civico (Pascucci) fa banco e incassa Lavori Pubblici e Project Financing, Bilancio, Personale e Rapporti con la Multiservizi, Cultura e Turismo. Al Pd va l’Agricoltura, Sicurezza, Polizia Locale, Rifiuti e Ambiente. A Noi per Cerveteri le Attività Produttive e Sport. Anno Zero ottiene Pubblica Istruzione e altre cose fondamentali (vuoi mettere Biblioteca, Memoria storica e valorizzazione del Territorio…) per Federica Battafarano.

Sulla frattura appena ricomposta si è detto e scritto di tutto. Durante questo periodo abbiamo assistito a uscite dalla maggioranza, appoggi esterni, assessori dimessi, la formazione di nuovi gruppi in Consiglio comunale, insulti e rotture di rapporti politici e personali. Sono volate parole grosse che rendono sbiadita persino la famosa Lite delle Comari dell’82 tra i ministri Andreatta e Formica dell’allora Governo Spadolini II: “Commercialista di Bari” disse il primo, “Comare da ballatoio” rispose il secondo.

A scontrarsi nella città etrusca sono stati i due massimi esponenti politici cerveterani: la sindaca Gubetti e il suo predecessore Alessio Pascucci, leader indiscusso della compagine Governo Civico. È il politico di lungo corso che detiene il record di due mandati consecutivi a sindaco, primato difficilmente battibile. Pascucci è esperto, scaltro, facondia vivace, ardito quanto basta, regista navigato (e non solo cinematograficamente parlando). Gubetti è l’architetta prestata alla politica pervasa da spirito sabaudo e incline a enfasi e ampollosità in ogni sua dichiarazione. Tra i suoi pregi e difetti, a seconda di come la si vede, spicca la tendenza a non fidarsi di nessuno. Ex assessora all’ambiente nel Pascucci II, fu cooptata a occupare la poltrona da vicesindaco a seguito delle dimissioni del piddino Zito e poi catapultata, proprio da Pascucci, alla candidatura a sindaco scontentando molti che a quella designazione speravano, eccome. La successiva vittoria alle elezioni – che le divisioni della destra e la scelta improvvida del candidato competitor le hanno offerto su un piatto d’argento – lasciava intravedere, più che altro sperare, che si sarebbe andati incontro a una consiliatura senza scossoni.

Poi si sa come va la politica, da un lato la voglia d’indipendenza nelle scelte, dall’altro la rivendicazione della primogenitura che – ricorda la Bibbia – costituisce un diritto di precedenza e di preminenza, hanno inceppato il meccanismo lasciandolo bloccato per mesi. Lo scontro al calor bianco ha fatto vacillare la poltrona della sindaca che più volte è sembrata sul punto di cadere, ma come un misirizzi è rimasta in piedi.

Alla richiesta da parte di Governo Civico di azzerare la giunta per manifesta incapacità, Gubetti ha risposto non ci sto. E con una certa temerarietà, quando la poltrona vacillava sul serio, ha sondato anche qualche esponente dell’opposizione per verificare la possibilità di formare un governo, diciamo così, di salute pubblica. La storia insegna che da Robespierre in poi, iniziative del genere hanno avuto breve durata e hanno portato male a chi le ha messe in atto. A onor del vero, a tale ipotesi iscritti e simpatizzanti del Pd si dissero fermamente contrari. E altro ‘no’ venne dal consigliere Piergentili, sottolineato da un intervento in Aula semplice ma efficace.

Per nulla scoraggiata, la sindaca si è profusa in un peana a difesa della sua squadra, alcuni in particolare, che sa benissimo non essere all’altezza di amministrare deleghe importanti di una città di quarantamila abitanti. Sa altrettanto bene che comunicati stampa roboanti quanto inconsistenti, spesso autocelebranti minuzie come fossero eventi epocali, alla lunga non convincono più nessuno. Utilizzare parole esageratamente enfatizzate per accendere emozioni positive del pubblico – insegnano gli studi di analisi – rientra nella ‘propaganda di generalità scintillanti’. È vero che anche la politica nazionale ci mette di fronte a tali comportamenti, ma per realtà locali come la nostra è quanto di più sbagliato praticare. Gubetti è intelligente, lo sa bene e ne è consapevole, ma l’equipaggio che guida è quello che è e non avendo altre armi a disposizione continua a lanciare i suoi ballon d’essai. E quindi avanti con ripetute assurdità tipo quella che ama ripetere più volte: “abbiamo fatto la storia”. Perché secondo lei tutto quanto fa la sua giunta finirà sui libri di storia: l’inaugurazione di un lungomare che certo non è quello di Reggio, definito dal Vate “il chilometro più bello d’Italia”; la sistemazione di qualche panchina e giochi per bambini in un parco o l’avvio di condoni edilizi avviati vent’anni prima. Tutte cose epocali. In fondo sono le stesse parole pronunciate, per dire, da Trump all’indomani della sua rielezione preparandosi a iniziare un nuovo mandato non consecutivo… ma anche, va detto, dai Maneskin o da J-Ax e Fedez. Insomma, il peccato è plurimo e veniale, e il Giubileo, che provvidenzialmente dispensa indulgenze plenarie, può cassare la colpa di averla scritta davvero una pagina di storia sfociata in sceneggiata.

Cerveteri, al di là di annunci labili e di una giunta rimaneggiata e rimpastata con il richiamo di chi era andato via sbattendo la porta e new entry che nuove non sono, avrebbe bisogno di cose pratiche: un’amministrazione accettabile che tenti di risolvere i problemi di un grosso paese rurale che ne conserva i tratti pur se chiamato città, appesantito dalla grandezza di un territorio più grande di Napoli sparso in tante frazioni distanti tra loro; dalla carenza di infrastrutture e attività imprenditoriali (a parte qualche eccezione), scarsa ricettività alberghiera, ferrovia lontana dal centro, commercio stagnante, turismo da numeri ridicoli nonostante la presenza di un sito Unesco, un Museo Nazionale e un bel Castello risalente al tredicesimo secolo. La sola agricoltura registra segnali positivi e forse è il settore che promette più possibilità di sviluppo rispetto ad altri: c’è tradizione, genuinità, prodotti di eccellenza, magari è lì che bisognerebbe investire di più.

In tutto questo, la classe politica che adesso amministra Cerveteri si è concessa il lusso di una crisi lunga quanto una gestazione e alla fine ha partorito un topolino, con un arrocco non limitato al Re e alla Torre, ma esteso anche alle pedine. Perché di questo si tratta. Pedine. Lasciamo stare il giudizio per le scelte operate nel nominare vecchi e nuovi assessori, a esprimerlo penseranno gli elettori alle prossime elezioni, saranno loro a promuovere o bocciare la sindaca, la sua squadra e il convitato di pietra che ha vinto su tutta la linea, mortificando l’alleato Pd con il contentino da vicesindaco in luogo dello svuotamento di deleghe importanti.

Infatti, c’è chi vince e chi perde in questa vicenda. Ne esce male Chicca Battafarano che cacciata da Governo Civico ha tenuto testa sostenendo la sindaca fino in fondo. Fedeltà che andava premiata, senza di lei Gubetti sarebbe caduta. Invece, non avendo un partito alle spalle a difenderla, Battafarano ha mantenuto sì il posto in Giunta, ma con deleghe alle varie ed eventuali. Dimentica, la sindaca, che Battafarano ha una dote ricca di voti che altri – escluso Travaglia – se la sognano da lontano, siamo sicuri che alle prossime elezioni lo ricorderà a qualcuno. E a proposito di Travaglia, lui esce vincitore dalla disputa: resta al suo posto e dallo scranno più alto del Granarone continuerà a dirigere l’Aula con lo stile british che lo caratterizza. Lui e la Battafarano insieme hanno i voti di un piccolo paese di poco meno di mille abitanti, ovvio che con loro bisognerà fare i conti. Invece, si è preferito discutere all’infinito sull’assegnazione della poltrona di vicesindaco (che vale zero con la sindaca sempre presente) e della collocazione di esponenti che rappresentano un paio di centinaia di voti, diciamo un condominio di un palazzo di dieci piani a Roma…, poi c’è chi ha perso davvero. Sicuramente Cerveteri che non meritava tutto questo, quindi il Pd, che esce con le ossa rotte da questa situazione per come l’ha gestita ritrovandosi con diversi dei suoi iscritti e militanti in dissenso e il segretario del Circolo locale dimesso.

Dai rappresentanti di un partito nazionale ed europeo ci si aspettava di più nel far valere la propria posizione. Al contrario, ha conferito leadership e permesso di avere voce in capitolo a politici che non hanno radici in questo territorio, ha incassato imposizioni che non avrebbe dovuto accettare. Ha perso per strada due consiglieri, tra cui la seconda carica istituzionale che ha preso cappello e ha formato un nuovo gruppo consiliare. Di più: si ritrova con un assessore che pur ottenendo deleghe importanti con il nuovo incarico assunto, il suo spostamento rappresenta una capitis deminutio. Infatti, il Pd non ha saputo (voluto) difendere il suo pezzo pregiato in giunta che, mi sento di affermarlo senza timore di smentite, ha amministrato bene le sue deleghe lavorando in silenzio risolvendo situazioni spinose e difficili in temi importanti come bilancio e personale, senza ricorrere a comunicati stampa ridicoli o self-congratulatory.

Spesso va così, al primo attore si preferisce il deuteragonista, Tafazzi è duro a morire. E pensare, che curiosando su Wikipedia, nel sito dedicato a Cerveteri alla voce ‘Amministrazione’ la sindaca Gubetti è indicata come espressione del Partito Democratico. Alle volte, oltre al danno si aggiunge la beffa. A perdere poi è anche la credibilità dei cittadini nella politica, e questo forse è il male peggiore. Detto questo, il nuovo governo Gubetti scioglie gli ormeggi e con lo stesso spirito battagliero da skipper dell’America’s Cup, prende l’abbrivio in mare aperto con un “nuovo” equipaggio puntando la bussola verso le prossime elezioni. Ricordi però, che non parte da Barcellona ma da Campo di Mare. Anche se lì, dice lei, ha scritto una pagina di storia.

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